La normalita’ della disabilita’

Pubblicato da Amministrazione il

Sabato 4 marzo ho partecipato all’inaugurazione della Mostra d’arte collettiva “In luce” del laboratorio di pittura del centro Diurno della Fondazione Opera Don Pippo, in cui si è tenuto il dibattito ”La normalità della disabilità”. Il dibattito è iniziato con l’ intervento del critico d’arte Antonio Del Muro che ha sottolineato che ancora oggi le opere d’arte di persone con disabilità purtroppo hanno un ruolo marginale nell’opinione pubblica. Per dimostrare che il giudizio della società è prevenuto e basato su pregiudizi culturali, porta proprio ad esempio l’opera di Anna Canali che per le sue caratteristiche espressive e la sua grafica ha molte affinità con l’arte contemporanea per questo ricorda alcune creazioni di Mattia Moreni in cui rappresenta robot molto stilizzate.

Inoltre sostiene che  il confine tra le opere di persone con disabilità e quelle dei “normali” non è definibile e quantificabile visto che il linguaggio artistico astratto e informale e il linguaggio artistico di persone con disabilità  utilizzano entrambi la stessa procedura creativa in cui mettono da parte l’aspetto razionale dando sfogo all’impulso interiore espressivo. Infatti ogni scelta di colore corrisponde ad un particolare stato d’ animo.

L’arte di persone con disabilità non è affatto da considerarsi un’arte minore perché le rappresentazioni sono più libere e schiette grazie all’assenza della mediazione della ragione che frena l’autocritica. Per queste motivazioni l’espressione artistica ha un aspetto terapeutico e psicoanalitico per l’aiuto che fornisce ad esprimere le emozioni e le tensioni interiori, da qui nasce il concetto di “Arte terapia”. Il concetto di disabilità in arte è relativo è stabilito dalle “persone con la testa a posto” in realtà tutti i pittori nei musei sono un po’ disabili come Goya che ha espresso il suo dolore della sordità nelle Opere Nere e Vincent Van Gogh che è entrato nella storia come artista tormentato perché non si sentiva preso in considerazione e per la sua predisposizione a compiere azioni estreme come tagliarsi l’orecchio o magiare il colore giallo erano entrati in simbiosi tale che il colore stesso rappresentasse il suo modo di vivere, oppure El Greco pitture del 500-600 nella Veduta di Toledo che rappresenta un paesaggio non è in linea con la creazione artistica di quel periodo per la sua assomiglianza con l’impressionismo tipico del ‘800 ciò significa aveva una condizione mentale così forte da rompere gli schemi creativi della sua epoca e anche con le sue figure allungate che sono presenti in Modigliani. Anche Caravaggio era un po’ disabile nei confronti dei suoi contemporanei dando sfogo alla sua interiorità e al suo malessere e il desiderio di rompere gli schemi, così azzarda  nell’utilizzo di una donna di   strada per la rappresentazione di una madonna.

La seconda parte è stata tenuta dallo psicologo psicoterapeuta Ivano Frattini che cerca di portare realmente  luce nel mondo della disabilità che è oscurato dai pregiudizi colturali. Siamo un po’ tutti disabili chi  più e chi meno ma siamo accomunati dalle emozioni. Anch’io sono fermamente convinta che sia una follia  pensare che si possa evitare il confronto con la disabilità, ancora condizionato dalla paura delle persone a riconoscere ad accettare i propri limiti. Che peccato in questo modo si perdono tante occasioni di condivisione e crescita interiore. Proprio quotidianamente vivo sulla mia pelle il pregiudizio culturale che porta ancora le persone a guadarmi con occhi sbalorditi quando mi vedono per strada. Vorrei diffondere a macchia d’olio tutte queste  parole sulla mentalità culturale e ricreare una corrente di pensiero per andare oltre la diversità senza creare categorie e distinzioni basate sul criterio della normalità. Alla fine innanzitutto siamo TUTTI persone con esigenze diverse che messe nelle giuste condizioni possono raggiungere risultati inaspettati.

 Paola Negosanti