La storia - Fondazione Opera Don Pippo ONLUS

La storia

Chi era Don Pippo?

Giuseppe Prati nasce a Forlì il 4 novembre 1885 in via Achille Cantoni 33: a 11 anni, esattamente il 31 ottobre 1896, entra in seminario.

Nel 1904, per un distacco della retina, subisce un grave danno alla vista, tanto che i medici gli proibiscono di leggere. Nonostante questo non si scoraggia: il 13 giugno 1908 è ordinato sacerdote e, poco dopo, diviene cappellano nella parrocchia dei “Cappuccinini”.

Nel 1914 è nominato assistente ecclesiastico dell’Istituto San Luigi, dove ha modo di dimostrare le sue capacità di educatore. Nel 1919 si deve a lui la fondazione del settimanale “Il Momento”, che poi diventa il periodico della diocesi di Forlì: lo dirige, con qualche interruzione, dovute anche alla censura fascista, fino al 1952.

Dopo essere stato padre spirituale nel seminario dal 1928, nel 1936 diventa parroco a Santa Lucia. Nel 1944, in un momento drammatico per la città, in pieno conflitto bellico, viene nominato parroco dell’Abbazia di San Mercuriale e grazie alla sua energia e alla sua oratoria, riesce a salvare il campanile dell’Abbazia, già minato dai tedeschi come le altre torri del centro. La sua opera, qui, è tale che don Pippo viene percepito come il “parroco della città”. Vi resterà fino alla sua morte avvenuta il 9 novembre 1952. Le sue spoglie mortali sono conservate in S. Mercuriale nella cappella Ferri.

Don Pippo lascia un’eredità importantissima alla città, oltre che come comunicatore ed educatore, anche come musicista e amante di teatro: è autore del popolare inno “Di vivida fiamma” dedicato alla Madonna del Fuoco, oltre che di litanie, mottetti e inni. Fu lui che entusiasmò all’amore per il teatro Diego Fabbri, che fu suo allievo all’oratorio S. Luigi e suo collaboratore al periodico “Il Momento”.

A lui si deve anche l’impulso iniziale per un’azione di solidarietà a sostegno delle persone emarginate del quartiere della Baia del Re, che negli anni ’50 non era certo il salotto della Forlì bene. Questi primi germi di attenzione ai poveri della zona diedero vita all’Opera don Pippo.

 

Bettina e la nascita dell’Opera don Pippo

Pensate ai ragazzi soli, quelli che la società pone ai margini, portateli nella vostra casa e avviateli al lavoro: quello che non faccio in terra, lo farò dal cielo

Questo fu il mandato che ricevettero Elisabetta Piolanti e Gaspare Maiolani da don Pippo l’8 novembre 1952, un giorno prima di morire. Nel 1961 furono inaugurati dei nuovi locali, furono acquistate nuove attrezzature e in quegli anni si avvicinò alla don Pippo Anna Lena Tonelli, che con amore e grande disponibilità diede nuovo impulso alle tante attività dell’Opera.

Agli inizi degli anni ’60 avvenne un fatto importante: a Bettina e Gaspare fu proposto di avviare anche un centro residenziale, un luogo molto simile a quello di una grande famiglia per accogliere ragazze con disabilità grave, senza famiglia, fino ad allora sparse in istituti in giro per l’Italia. Così l’Opera don Pippo prese una connotazione molto più simile a come appare oggi. Nel 1968 fu inaugurato un secondo ampliamento. Nel  1971 fu costituita la Fondazione Opera don Pippo e un Consiglio di amministrazione.

Nel 1976 giunse all’Opera don Pippo, Franca Cremonesi. Fu proprio Franca, dopo la scomparsa di Bettina, a sostituirla nella responsabilità generale dell’Opera. Bettina si spense il 17 maggio 1990, dopo una straziante malattia.

Franca Cremonesi raccolse, dunque, l’eredità di Bettina e, insieme a tanti operatori e volontari, forte degli insegnamenti della fondatrice, diede nuovo impulso alle attività dell’Opera. Per rispondere adeguatamente ai bisogni degli ospiti, quasi in modo spontaneo, l’accoglienza aveva preso due forme, quella residenziale e quella semi-residenziale. Nel 1998 nuove esigenze normative dispongono che, a fianco del volontariato e degli educatori (che quasi sempre venivano scelti fra i volontari più motivati), la struttura si doti di figure professionali riconosciute. Negli anni a seguire la “Don Pippo” riorganizza i servizi arrivando alla costituzione di un centro socio-riabilitativo diurno e un centro socio-riabilitativo residenziale.

A fine del 2008 prende forma un grande progetto: l’ampliamento della struttura e la ristrutturazione del fabbricato esistente. Il nuovo fabbricato, inaugurato a fine del 2010, garantisce spazi più idonei al Centro Diurno: al piano terra trovano collocazione una funzionale cucina, una grande sala polivalente, spazi per relax e ambienti migliori e più fruibili per gli uffici. Al secondo piano vengono ospitati i nuovi laboratori ed ateliers a servizio del Centro Diurno e al terzo 6 mini appartamenti, per avviare un nuovo servizio, l’accoglienza di persone in difficoltà o con disabilità, ma con buone capacità gestionali e di autonomia.

La ristrutturazione dello stabile esistente, completata nei primi mesi del 2012, garantisce, invece, migliori e più confortevoli spazi per il centro residenziale e l’avvio di un nuovo progetto, un gruppo appartamento, in cui persone con margini di crescita in termini di autonomia possono sperimentare un percorso di vita accompagnato ma con spazi aperti all’iniziativa personale.